Io
Mi chiamo Gianfranco Bianco, piacere di conoscervi.
Sono nato a Milano il 4 Agosto del 1975, annata riconosciuta unanimamente come una delle migliori del secolo... da una giuria internazionale di esperti enologi.
Ho capelli e occhi castani, peso un numero variabile e non ben precisato di chili al di sopra dei settanta, millanto di essere alto un metro e settanta centimetri (mentre le più recenti stime fornite dai satelliti concordano nell'attribuirmi un'altezza compresa tra il metro e sessantasette e il metro e sessantotto), e il mio già spiccato senso dell'umorismo in questi giorni rasenta il minimo storico. Per questo vi prego di scusarmi in anticipo per le pietose divagazioni a tema cabarettistico-umoristico di cui questa pagina sarà sicuramente infarcita.
Dopo un'infanzia difficile e travagliata, funestata dalle malattie esantematiche e culminata in uno spettacolare tuffo carpiato, ritornato, con due avvitamenti e mezzo che spiccai una notte dal mio lettino e che terminò, inaspettatamente, quaranta centimetri più in basso, con lo sfracellamento a terra del tuffatore, finalmente intorno ai 6-7 anni acquistai autocoscienza di me stesso; purtroppo dovetti attendere fino ai 12 per avere una minima idea di che cosa avessi acquistato...
La mia carriera scolastica fu fulminea e brillante: superato a pieni voti l'esame di ammissione alla scuola materna (che consisteva in un difficile test a scelta multipla nel quale bisognava barrare un enorme riquadro che copriva la quasi totalità della pagina), i miei insegnanti, di comune accordo con i miei genitori, decisero che trattenermi lì per altri tre anni avrebbe voluto dire sprecare le incredibili capacità di cui ero dotato; così mi feci due anni con la condizionale e il rimanente lo scontai agli arresti domiciliari. Le elementari e le medie furono per me, a questo punto, una pura formalità che mi affrettai ad espletare nel minor tempo possibile e con il minimo impegno necessario (con la sola distrazione costituita dal glorioso Commodore 64), per affacciarmi, finalmente, all'età di 14 anni, sul meraviglioso mondo della scuola superiore.
Si stava compiendo ancora una volta il miracolo della trasformazione: da un bambino insulso ero finalmente diventato un adoloscente insignificante.
La mia vita sociale, già allora affollata e spumeggiante come quella di un fungo, subì una vera e propria esplosione che io stesso faticai a contenere e gli anni del liceo trascorsero sereni e tranquilli come una tempesta tropicale. Così, tra una versione di latino e un due di picche, mi avviai felice verso il glorioso traguardo dei 18 anni al di là del quale mi attendevano impazienti due importanti conquiste: il diritto di voto e la punibilità penale.
Poi venne la patente, con la sua carica di speranze e il suo spirito di indipendenza, e vi posso assicurare che con la mia patente nuova di zecca comodamente riposta nel portafogli, anche salire sul pullman acquistava un sapore del tutto nuovo.
E fu poi la volta dell'esame di maturità, che sta alla maturità come la patente sta alla capacità di guidare: entrambe si acquistano solo molti anni dopo il conseguimento del relativo documento.
Giungiamo, così, all'Università, Corso di Laurea in Fisica, dove già dopo poche lezioni appresi alcuni tra gli insegnamenti più importanti di tutta la mia vita:
"Una lezione universitaria è un scambio di informazioni dal libro del docente agli appunti dello studente, senza che queste siano prima passate dal cervello di nessuno dei due." (Anonimo)
"La matematica non si capisce, alla matematica ci si abitua." (John von Neumann)
"Tutte le cose che servono si fanno con quelle due o tre cose che si sanno." (Luigi Galgani)
Dopo sette anni felicemente trascorsi a "scambiare informazioni" con i docenti, finalmente il mio cervello pensò di farmi notare che si sentiva un po' trascurato negli ultimi tempi; così decisi di farlo partecipare attivamente alle lezioni... e fu la fine: la prima volta rimase semplicemente perplesso, la seconda ne uscì sconvolto e la terza minacciò addirittura di abbandonare la mia scatola cranica alla ricerca di una sistemazione migliore. Riuscii a trattenerlo solo con la promessa che avrei trovato un posto dove potesse veramente esprimere tutte le sue potenzialità.
Così lasciai l'Università ed accettai un lavoro come impiegato presso l'ufficio marketing di una grande multinazionale. A proposito, non è che di recente avete visto in giro un cervello grande all'incirca così?