Gli studi
Terminato brillantemente il liceo scientifico nel 1994, mi trovai di fronte alla difficile scelta della facoltà universitaria alla quale iscrivermi; avevo un'ottima preparazione di base, una buona dose di delirio di onnipotenza, un mucchio di sogni da realizzare, tante speranze e quel pizzico di disillusione e di realismo che non guasta mai: insomma, avevo in testa un gran casino.
Ero affascinato dalla letteratura, soprattutto quella anglosassone ma ero, allo stesso tempo, fortemente attratto e incuriosito dalle facoltà scientifiche (da piccolo amavo dire che sarei diventato un ingegnere elettronico, senza avere la minima idea di che cosa significasse esattamente essere un ingegnere elettronico...).
Al momento della decisione definitiva l'area umanistica venne immediatamente tralasciata a favore di quella scientifica e, dopo una aver ridotto la lista delle scelte possibili a due sole facoltà (Fisica e Ingegneria), dopo una serie interminabile di riflessioni finalmente la montagna partorì il topolino: mi sarei iscritto a Fisica!
Inutile descrivervi la gioia dei miei genitori nell'apprendere la lieta notizia: i festeggiamenti furono imponenti e fastosi e si protrassero per intere settimane, mentre il clima di giubilo e spensieratezza che ne seguì si può avvertire nettamente ancora oggi.
A loro discolpa va comunque detto che non tentarono in alcun modo di dissuadermi o costringermi ad intraprendere un'altra strada, e di questo io li ringrazio.
Il primo anno a Fisica fu duro ma anche stimolante; l'ambiente era molto accogliente e l'impegno non era insostenibile, ma le differenze rispetto al liceo si facevano sentire e bastò poco perchè mi accorgessi della fallacia di due dogmi incrollabili che mi ero formato durante il quinquennio dell'istruzione superiore:
- Primo postulato di Jean
"E' sufficiente studiare le cose per capirle."
- Secondo postulato di Jean
"E' sufficiente studiare il programma di un corso per superare il relativo esame."
Nonostante questo e se trascuriamo il fatto che avevo visto anche un po' troppa matemetica per i miei gusti (per essere iscritto a una facoltà che mi avrebbe dovuto insegnare della fisica), il mio primo anno trascorse in modo relativamente tranquillo.
Il secondo fu un anno di transizione: mi condusse dalla sicurezza della mia preparazione al "ma come faccio io a preparare tutti quegli esami entro la fine del semestre?!"; fu un passaggio difficile, allietato però dalla scoperta dell'attività di laboratorio. Avevo finalmente compreso che cosa volevo fare della mia vita: sarei diventato un fisico sperimentale; ciò che ancora non sapevo era che, purtroppo, avevo scelto la Facoltà di Fisica sbagliata per farmi saltare in testa quest idea.
Il terzo anno fu un vero incubo. Con quasi tutti gli esami dell'anno precedente ancora da sostenere, seguire con attenzione i corsi a cui ero iscritto diventava incredibilmente faticoso; fiducioso che alla fine tutto si sarebbe comunque risolto per il meglio, tentai di fare entrambe le cose contemporaneamente, con l'invidiabile risultato che non solo in quel periodo non riuscii a preparare quasi nessun esame, ma riuscii anche a non capire una parola dei corsi che stavo seguendo.
Mi presi, così, un anno sabbatico (leggi: mi iscrissi fuori corso al terzo anno invece che iscrivermi in corso al quarto) al termine del quale speravo di riuscire a colmare il ritardo che avevo accumulato negli anni precedenti; mi sbagliavo e l'anno successivo mi ritrovai nella comoda posizione di frequentare i corsi del quarto anno senza aver ancora sostenuto nessun esame del terzo... e fu il disastro.
Ed ora eccomi qui, a cinque esami (più la tesi) dalla Laurea, iscritto a non so più quale anno fuori corso, con un incredibile desiderio di lasciarmi finalmente tutto alle spalle e una volontà di andare avanti praticamente pari a zero.